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domenica 3 marzo 2019
sabato 2 marzo 2019
venerdì 1 marzo 2019
FilosoficaFactory 01 : dalla Scuola di Mileto ai Presocratici (I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon) a cura di Erika Ranfoni
“Esiste una città
interiore in ciascuno di noi. Uno spazio in cui la pelle e l’anima costruiscono
trame di senso insieme agli odori delle cose che tocchiamo e alle parole che
abitiamo. Una città con un tetto, come dice Maria Zambrano. Materia che
protegge ma anche soglia verso l’infinito. Il tetto chiude, ma su di esso si
può anche salire per guardare le stelle, per afferrare il rosso di un tramonto,
per farsi ferire da un vento di tramontana, che segna il volto nella sua danza.
Una città interiore, che possiamo chiamare anima, mente, ragione,
spirito,energia. Il nome non è importante. Importante è sapere che essa abita
in noi e noi in essa. L’importante è sapere che c’è una porta che ne segna il
confine in questo tempo. La porta è segno tanto di presenza quanto di assenza.
Può essere un muro oppure un ponte. La porta della nostra città interiore è il
luogo dell’ascolto e dell’accoglienza che offriamo a noi stessi e agli altri.
Perimetro di ospitalità delle nostre emozioni, del dolore e dell’imprevisto,
dell’ineluttabile e del determinato. Siamo noi stessi forse proprio questa
porta? Soglie d’intermezzo tra il silenzio e la parola? Tra il detto e il
taciuto? Tra un tu e un io? Non è importante saperlo. La porta si apre solo con
una chiave. La chiave è la domanda… Saper domandare, avere voglia di farlo,
provarne il desiderio è la forza con cui assume un senso il nostro stare fuori
o dentro la nostra città, il nostro prendere e ricevere, accogliere e chiudere,
il nostro essere Noi e il nostro essere Io. Questa città io la chiamo
Filosofia…spazio di incrocio di domande. Luogo in cui la carne si fa pensiero e
desiderio. Tempo unico di cura di tutti i sé possibili che lo sguardo può
abitare.” (Erika Ranfoni)
La Filosofia è un
lavoro manuale. Lo credo profondamente. Basta intendersi su cosa significhi
questo aggettivo. Le nostre mani rappresentano la rivoluzionaria sfida
dell’evoluzione. La mano afferra, sente, decide, ferisce, cura. Le mani cui mi
riferisco sono quelle dell’anima e della mente. La Filosofia è un gesto che
custodisce una manualità operosa, capace di sfidare l’opacità del quotidiano.
Siamo nell’era del touch, in una rivoluzione 4.0. Quello che conta è oggi cosa
scorriamo con le dita, cosa clicchiamo,quanti likes mettiamo. Ma le nostra dita
sanno veramente pensare? Questa è la domanda cui nasce il progetto
Filosoficafactory, che con i suoi Books vi propone uno storytelling delle
maggiori domande che hanno attraversato la storia del pensiero occidentale.
Questo primo book è dedicato alla nascita della manualità filosofica, dalla
scuola di Mileto ai Presocratici. Una prima guida per entrare nel vivo
dell’hardware e nei processi di formazione di un pensare da filosofo 4.0.
“Eccomi qui. Mi
presento: sono Erika Ranfoni, una Filosofessa. Dopo la laurea mi sono abilitata
come insegnante e parallelamente mi sono formata come Filosofo Consulente
presso l’Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica “Phronesis” e come
psicologo junior. Le pratiche filosofiche sono diventate il fulcro di progetti,
seminari e laboratori su molteplici tematiche: la filosofia della cura, l’etica
della salute, l’estetica del gusto, la consulenza filosofica, la Filosofia e
l’industry 4.0. Dopo la nascita della mia Alice “Campanellino” ho sentito il
bisogno di cambiare, invertire il passo di una vita professionale che sentivo
statica, sedentaria, non autenticamente filosofica. Ho capito che lo stupore è
davvero la chiave magica che apre tutte le porte. Così ho rivoluzionato la mia
professione e mi sono ricominciata come Filosofessa. Pensare è il mio design e
lo metto a disposizione di chi voglia avventurarsi nella scoperta della sua
stessa pelle, vita, testa. La mia sede operativa è una FilosoficaFactory, una
fabbrica di idee, disegnate e immaginate da tutti coloro che scelgono di
ascoltare il suono, il senso e la realtà del proprio pensiero “. (Photo by
Frederic Köberl on Unsplash / cura editoriale Valentina Sansò)
Info link
giovedì 28 febbraio 2019
mercoledì 27 febbraio 2019
Vorrei mettere il mondo in carta (I Quaderni del Bardo edizioni per Amazon) di Giorgia Colucci
“Cerco rime/ per
sfuggire/ alla banalità/ (e nulla è più banale che dirlo)”, così scrive Giorgia
Colucci nella poesia che dà il titolo alla sua prima raccolta poetica. Una
scrittura matura quella di Colucci, tesa alla ricerca della rima. La rima come
punto di fuga alla contemporaneità in cui i sogni fuggono in avanti per non
essere ingabbiati da menti vecchie. In Giochi di parole scrive: “Non siate
versi/ tronfi e vanitosi/ che si declamano/ da soli/ a platee dormienti./ Dite
quel che vi pare”. Una riflessione sulla scrittura, sul suo ruolo salvifico e
consolatorio, ancora in Ad Amarante: “Prendo la penna in mano,/ rendo
impermeabile l’inchiostro, la carta/ che cola in rivoli nella testa,/ senza
connessione./ A fiume,/ oppongo fiume/ in una scialuppa di fiume”. Una
scrittura che rimanda al classicismo, ma che vive il suo presente attraverso le
tematiche che affronta, da quelle dei migranti, come in Madina, fino alle
riflessioni sul ruolo femminile. La giovane autrice afferma i suoi valori nelle
poesie dedicate alla famiglia, ai nonni, alla madre. Le sue poesie hanno una
struttura solida, ma ricercata nel linguaggio che si proietta dal passato al
futuro con l’uso dell’apocope, come in Atroce attesa: “Atroce attesa,/ pigiati
nelle carni/ ce ne stiam/ senza difesa./ Respiro su respiro/ Mischiam le ossa,/
volti estranei/ condividono la fossa. (Elisa Longo)
Nata a Tradate nel
1998, Giorgia Colucci vive a Vedano Olona, nella provincia di Varese.
Appassionata di lettura e di storie sin dall’infanzia, inizia ben presto a
coltivare la passione per la poesia, vincendo nel 2010 un premio assegnato dal
Comune di Locate Varesino per il componimento Questo amore di animale. Pubblica
poi nel 2015 la poesia Ricordo di mia madre per l’antologia di Sensoinverso
Edizioni Nessun dannato orologio. Giorgia inoltre si confronta con il
giornalismo, ottenendo nel 2012 una menzione di merito al premio Severo
Ghioldi. La scrittura è compagna di Giorgia anche durante gli anni al Liceo
Classico Cairoli di Varese, nei quali pubblica poesie e articoli
cinematografici su alcuni blog e sul giornale scolastico. Arricchisce inoltre
la sua esperienza artistica anche come attrice teatrale e aiuto regista,
mettendo in scena con una compagnia di amici diversi spettacoli. Oggi Giorgia
studia Comunicazione, media e pubblicità presso l’università IULM di Milano. Da
inguaribile sognatrice scrive ancora poesie e per il Natale 2018 pubblica il
racconto Un insolito cucciolo nella raccolta, targata i Quaderni del Bardo
Edizioni, XXL Mas. Racconti per un altro natale. Ogni volta che può cerca di
esplorare il mondo con storie o viaggi e continua la sua attività giornalistica
al microfono della radio universitaria, parlando di attualità e di rock’n’roll.
Collabora inoltre con alcune testate d’informazione, sport, cinema e cultura.
Guendalina Ebelli -
Nata a Varese nel 1999, dopo aver concluso gli studi classici attualmente
frequenta il corso di Ricerca biotecnologica in medicina. Coltiva peró la
passione per la fotografia da autodidatta, arricchendo la sua formazione con un
corso base. Nel 2018 é fotografa di scena per il Laboratorio Teatrale del Liceo
Classico Ernesto Cairoli e attualmente collabora con la compagnia teatrale
dell'autrice. (autrice della foto di copertina)
curatela editoriale
Valentina Sansò
Info link
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